sabato 14 agosto 2010

Parigi 2

Parigi  in 2 giorni è  proprio poco però è sempre bella soprattutto se in questi 2 giorni non piove…  . E poi se fai un po’ di attenzione riesci anche a visitare cose che non hai mai visto. Come il Museo Marmottan dove c’era una esposizione su Monet e l’astratto, con quadri bellissimi: le ninfee, il giardino di Giverny, le glicini. Tutte dipinte dall’ultimo Monet che ha ormai abbandonato la necessità di rappresentare la realtà e cerca di dipingere la sensazione che si prova quando si è in quel giardino, inondato di colori, dove lo sguardo non riesce neanche a fissare un fiore perché ve ne sono 10, 100 intorno con tutte le sfumature del verde, del giallo, dell’azzurro. Certo che esserci stato 3 giorni fa in quel giardino cambia completamente la prospettiva, perché riconosci luoghi precisi in pennellate a volte larghe, a volte minute ma a prima vista sempre confuse. E poi hai la sensazione che abbia ragione proprio lui, perché malgrado la  bella nuova macchina fotografica, quando hai rivisto alla sera le foto ti sei accorto che hai registrato tanti dettagli ma manca qualche cosa. Che ritrovi qui. A parte la bella mostra il museo ha un’ampia raccolta di Monet, di Renoir, di Maillot (forse si chiamava così) che non conoscevo prima, contemporaneo di Monet. Il tutto in un bel palazzo del Sedicesimo (arrondissemant), il quartiere dei ricchi con abitazioni residenziali elegantissime tra cui abbiamo passeggiato lontani dai turisti, puntualmente ritrovati  alla Tour Eiffel (toccata e fuga per davvero ma eravamo li vicino e non si poteva non andare a vederla). 
Ebbene si, siamo ritornati anche a La Defense dopo una breve passeggiata sul Bd S. Germain e S. Michel, dove abbiamo passato (proprio all’angolo tra i 2) il capodanno del 1978 con Giorgio e Adele e altri amici stappando una bottiglia di champagne acquistato in un piccolo supermercato li vicino. Bicchieri di carta, un freddo cane ma eravamo a Parigi.
Torniamo a La Defense ,che ci affascina sempre, con  dirimpetto l’ Etoile quasi a significare che la celebrazione della  Grandeur Francese non si arresta davanti al passare dei secoli. Ma non è la grandeur che ci interessa, figuriamoci, quello che mi affascina è l’opera dell’uomo, che vuole lasciare un segno. E allora vado a visitare le cattedrali gotiche ( e ne abbiamo viste proprio tante) quando l’uomo impiegava risorse, ingegno e denaro per celebrare Dio, ma affascina l’opera dell’uomo di adesso quando costruisce non per combattere ma anche solo per lasciare un segno.
Ci sarebbero tante altre cose da dire ma la RER sta arrivando a Torcy e devo spegnere il piccino.

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